Il 22 gennaio 2026 parte Fili che uniscono e non è semplicemente un laboratorio, è una presa di posizione. È un gesto collettivo che parla di storie, mani, stoffe e relazioni, ma soprattutto di scelte. Scelte che vanno nella direzione opposta rispetto al modello dominante del consumo veloce, dello spreco sistematico, dello sfruttamento di persone e territori. Fili che uniscono nasce dal percorso comune del Gas Montimar e dell’Emporio dei Vestiti Harambee.
L’Emporio dei Vestiti nasce all’interno del Gas Montimar, nel 2021, durante la pandemia, sempre sostenuto dall’Associazione Montimar, ed è portato avanti da una rete di volontarie e volontari straordinari che ne hanno fatto molto più di un luogo di distribuzione, lo hanno trasformato in uno spazio vivo di relazione, ascolto, fiducia e costruzione di comunità. È un progetto in cammino, che evolve, cambia, si adatta alle normative e ai contesti sociali che mutano di anno in anno, senza perdere mai il suo cuore: la condivisione degli obiettivi, la centralità delle persone, la volontà di non lasciare indietro nessuno.
Harambee non è un “servizio”, non è un luogo di carità. È uno spazio di comunità dove la solidarietà non si compra, si pratica. Dove i vestiti non sono merce ma strumenti di dignità, di autonomia, di relazione. Chi ha, porta. Chi ha bisogno, prende. In un tempo in cui la povertà viene nascosta, giudicata o colpevolizzata, l’Emporio ribalta la narrazione, qui il bisogno non è una colpa e la condivisione è un valore politico.
Ogni capo che entra e che esce dall’Emporio è anche un atto di resistenza alla fast fashion, a un sistema che produce sfruttamento, devastazione ambientale, rifiuti e disuguaglianze. Riutilizzare, riparare, trasformare, far circolare ciò che già esiste significa ridurre rifiuti, consumo di risorse, emissioni, ma anche rifiutare un’idea di moda che cancella i corpi reali, le storie, le mani che cuciono. Significa affermare che un altro modo di vestire e di vivere è possibile.
Fili che uniscono si inserisce in questo solco, uno spazio di incontro tra donne, un laboratorio di riciclo creativo, ma soprattutto un luogo dove si intrecciano storie, saperi, fragilità e forza. Un percorso che parla di inclusione, di mutualismo, di alleanze tra persone diverse, di autonomia e di cura. Perché non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale. Perché non possiamo difendere il pianeta senza difendere le persone. Perché ogni filo che si recupera, ogni capo che si rimette in circolo, ogni relazione che si costruisce è un pezzo di futuro che viene strappato alla logica dello scarto.
Le adesioni stanno già arrivando e questo ci dice che c’è fame di spazi veri, di progetti che non siano solo “attività”, ma scelte di campo. Dal 22 gennaio cominciamo a tessere, insieme.
Per informazioni e adesioni anche via whatsapp: 348 5835485

