Nasce Fili che uniscono, un laboratorio creativo rivolto alle donne, che prende forma a partire da un luogo già prezioso per la nostra piccola comunità: l’Emporio dei Vestiti Harambee e trova casa nella sede dell’Associazione Montimar.
Il progetto nasce dal desiderio di creare uno spazio di incontro, scambio e creatività, in cui le donne possano ritrovarsi, conoscersi e costruire relazioni, utilizzando la creatività come linguaggio comune, accessibile e inclusivo.
Un laboratorio, ma prima di tutto uno spazio di relazione
Fili che uniscono non è solo un laboratorio manuale o artistico. È soprattutto un tempo e uno spazio condiviso, in cui stare insieme senza dover “saper fare” qualcosa in particolare. Non sono richieste competenze artistiche o manuali, ciò che conta è la presenza, l’ascolto, la disponibilità a mettersi in relazione.
Il percorso è rivolto alle donne che frequentano l’Emporio dei Vestiti Harambee e più in generale, a tutte le donne di Marzocca e delle zone limitrofe, italiane e straniere, provenienti da contesti, storie e paesi diversi, che desiderano partecipare.
Il laboratorio è pensato come percorso aperto, a cui ci si può inserire anche in corso d’opera, con l’obiettivo però di costruire nel tempo un gruppo stabile, capace di favorire fiducia, conoscenza reciproca e relazioni più profonde.
Perché l’Emporio dei Vestiti Harambee
Il coinvolgimento dell’Emporio dei Vestiti Harambee è centrale e non casuale. Da una parte, il progetto parte da una riflessione concreta sul recupero dei materiali. Alcuni capi di abbigliamento non possono essere messi a disposizione dei fruitori dell’emporio perché non idonei. In questo laboratorio, quei vestiti non diventano scarto, ma materia viva, da smontare, osservare, trasformare attraverso pratiche di riciclo creativo.
Questo lavoro manuale diventa occasione per affrontare insieme il tema della fast fashion: lo spreco di risorse, l’impatto ambientale, lo sfruttamento del lavoro e le conseguenze sociali di un sistema di produzione e consumo poco sostenibile. Una riflessione che parte da oggetti quotidiani e arriva a interrogare scelte individuali e collettive.
Dall’altra parte, l’emporio è già oggi un luogo di incontro tra persone diverse. Fili che uniscono vuole rafforzare questa dimensione, creando uno spazio dedicato alle donne, in cui il dialogo tra lingue, culture ed esperienze differenti diventa una risorsa per tutta la comunità.
Dove e come si svolge il progetto
Il laboratorio si svolgerà nella sede dell’Associazione Montimar. Gli incontri avranno cadenza settimanale, il giovedì pomeriggio dalle 17,30 alle 19,00. Non sono necessarie attrezzature particolari: il progetto si basa su materiali di recupero, mani, tempo condiviso e creatività.
Un percorso che cresce nel tempo
Il progetto coinvolge un unico gruppo di donne, che accompagnerà l’intero percorso fino alla realizzazione delle opere finali. Il laboratorio sarà condotto da Alberta, Dianne e Francesca, che accompagneranno il gruppo in tutte le fasi operative, creative e di condivisione, mettendo a disposizione competenze artistiche, di facilitazione e di guida creativa, con un’attenzione particolare alla dimensione relazionale, all’ascolto e alla valorizzazione delle esperienze di ciascuna partecipante.
Cosa si fa, concretamente
Il percorso si sviluppa nel tempo attraverso momenti diversi ma strettamente intrecciati tra loro. Si parte dalla presentazione del progetto e dalla conoscenza reciproca, per poi passare alla raccolta e alla selezione dei capi di abbigliamento non utilizzabili provenienti dall’Emporio Harambee. I vestiti vengono smontati per recuperare tutta la stoffa possibile, che diventa materia di lavoro e di riflessione. A partire dai materiali, il gruppo sceglie in modo condiviso il tema su cui andrà a lavorare avviando un confronto che porterà all’ideazione e alla progettazione delle opere. Il percorso porterà alla realizzazione di quadri e opere tessili, frutto di un processo creativo collettivo. Ogni fase è accompagnata da momenti di confronto, dialogo e riflessione.
Un dono per il 2026
Le opere realizzate andranno a comporre una mostra collettiva, che verrà allestita nel 2026, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La mostra sarà il risultato visibile di un percorso lungo e condiviso: un dono alla comunità, nato dall’incontro, dal recupero, dalla collaborazione e dalla relazione tra donne.
Fili che uniscono vuole essere:
- uno spazio sicuro, accogliente e inclusivo per le donne;
- un’occasione di incontro tra persone di paesi, lingue e culture diverse;
- un modo per rafforzare i legami comunitari e il senso di appartenenza.
Dall’incontro e dalla conoscenza reciproca possono emergere competenze, saperi, talenti e risorse che possono essere restituiti alla comunità, attivando pratiche virtuose e relazioni durature.
In questo senso, il lavoro sui tessuti diventa un pretesto per cucire relazioni, condividere storie e costruire comunità, a partire dall’esperienza e dalla voce delle donne.

